Apple, Cina: Tim Cook risponde. Ma i suicidi restano.

Il CEO di Apple ha tuonato, e l’ha fatto con tutta la forza mediatica della sua azienda. Tim Cook, dunque, reagisce alle accuse rivoltegli dagli ex manager di Apple e lo fa inviando una lettera a tutti i suoi dipendenti. Secondo le accuse, Cupertino avrebbe continuato a non interessarsi delle pessime condizioni di lavoro in cui si trovano i dipendenti delle aziende asiatiche di cui Apple si serve per la realizzazione dei suoi prodotti.

Del resto è un fatto che, nel 2011, alla Foxconn ci siano stati oltre 15 suicidi. La lettera di Tim Cook inizia con queste parole: <<Come società ed esseri umani, siamo definiti dai nostri valori. Sfortunatamente qualcuno sta mettendo in dubbio i valori di Apple oggi, e vorrei rispondere direttamente. Teniamo a ogni singolo lavoratore nella nostra catena di produzione in tutto il mondo. Ogni incidente è un gran problema, e ogni problema con le condizioni di lavoro è causa di preoccupazione. Sostenere che non sono cose che ci importano è evidentemente falso e offensivo per noi>>.
Il gran capo di Apple è sicuro di se, affermando che le fabbriche che lavorano per Apple sono sottoposte a continui controlli per verificarne la qualità e la dignità dei lavoratori. Certo, un motivo ci sarà se Cupertino già da diversi anni ha deciso spostare buona parte della produzione in Cina.
Qual è la differenza rispetto agli operai americani, o perché no rispetto a quelli Europei? Di sicuro fra le motivazioni c’è il costo della manodopera, e l’efficienza con cui tanti cinesi operano per Apple.
Ma a quale prezzo? Se le fabbriche, ad esempio, propongono turni di lavoro massacranti, chi ne risponde?  La verità è che le condizioni di lavoro in Oriente sono ben lontane da essere definite accettabili. E’ da questa certezza non si scappa, caro Tim!

 

Apple, Cina: Tim Cook risponde. Ma i suicidi restano.


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