Il CEO di Apple ha tuonato, e l’ha fatto con tutta la forza mediatica della sua azienda. Tim Cook, dunque, reagisce alle accuse rivoltegli dagli ex manager di Apple e lo fa inviando una lettera a tutti i suoi dipendenti. Secondo le accuse, Cupertino avrebbe continuato a non interessarsi delle pessime condizioni di lavoro in cui si trovano i dipendenti delle aziende asiatiche di cui Apple si serve per la realizzazione dei suoi prodotti.
Il gran capo di Apple è sicuro di se, affermando che le fabbriche che lavorano per Apple sono sottoposte a continui controlli per verificarne la qualità e la dignità dei lavoratori. Certo, un motivo ci sarà se Cupertino già da diversi anni ha deciso spostare buona parte della produzione in Cina.
Qual è la differenza rispetto agli operai americani, o perché no rispetto a quelli Europei? Di sicuro fra le motivazioni c’è il costo della manodopera, e l’efficienza con cui tanti cinesi operano per Apple.
Ma a quale prezzo? Se le fabbriche, ad esempio, propongono turni di lavoro massacranti, chi ne risponde? La verità è che le condizioni di lavoro in Oriente sono ben lontane da essere definite accettabili. E’ da questa certezza non si scappa, caro Tim!


































