Apple, condizioni di lavoro in Cina: un altro punto di vista

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Apparsa ieri in Italia attraverso le pagine de Il Manifesto, ha suscitato non poco interesse l’operazione portata avanti da 14 ricercatori in Cina, i quali sono entrati nei cancelli della Foxconn fingendosi operai. Le loro impressioni sono state a dir poco sconvolgenti. Come sappiamo, negli ultimi due anni ben 22 operai Foxconn hanno tentato il suicidio. Partendo da questa consapevolezza, è stato ideato un libro che si basa proprio su ciò che i 14 ricercatori hanno potuto toccare con mano.

Partendo dal rapporto fra Apple e Foxconn, è possibile arrivare ad una riflessione più allargata sull’economia globale del nostro millennio. Con l’iPhone, la Apple è salita stabilmente sul tetto del mondo: a fronte dell’1,8 % del costo del lavoro in Cina, Apple incassa il 58,5 % del valore complessivo dell’iPhone. Il dato – riporta ancora Il Manifesto – è significativo in diversi periodi degli ultimi anni. Nel primo trimestre fiscale 2012 gli incassi sono stati 46,33 miliardi di dollari con un netto di 13,06 miliardi. Rispetto all’anno precedente l’incremento è stato del 128 %.

La Apple ha la forza di imporre i termini ai fornitori, chiedendo sempre tagli dei prezzi che portano i fornitori stessi ad abbassare i costi. Inoltre, la ricerca svolta in questi mesi ha riportato violazioni del diritto del lavoro, mancanza di messa in sicurezza ed un pressante degrado ambientale. Tutto questo anche perché i fornitori, per vincere le commesse, puntano a ridurre tutti i costi per risultare competitivi e mantenere un margine di guadagno.

Già dal lontano 2007, quando partirono le prime campagne mediatiche contro lo sfruttamento del lavoro, la Apple ha lasciato intendere di interessarsi alla vicenda battendosi per migliorare le condizioni di lavoro. Il Manifesto ancora ci segnala le parole di Charles Duhigg e David Barboza (In China Human Costs are Built Into an iPad, New York Times 25 gennaio 2012) i quali affermano candidamente che, a fronte di un aumento sensibile delle ispezioni effettuate da Apple negli stabilimenti, è difficile ottenere reali cambiamenti perché gli stessi andrebbero a scontrarsi con gli obbiettivi economici della Apple stessa.

L’inchiesta procede entrando nella fabbrica e ravvisando le reali condizioni di vita degli operai. Sono proprio i lavoratori, nascosti, a parlare affermando in buona sostanza che i lavoratori sono collocati nel gradino più basso, perché prima vengono le macchine. E’ giusto dire grazie a Il Manifesto per aver portato in Italia un diverso modo di affrontare la vicenda legata ad Apple e Foxconn. Nel sito del quotidiano potrete trovare l’inchiesta dettagliata insieme a numerosi dati ed interviste.