Apple e Google: ancora problemi di No-Poaching?

Se ne era iniziato a parlare già un bel po’ di tempo fa. All’epoca fu il caso Papermaster a fare scalpore, per mezzo del famosissimo Washington Post. Adesso ci risiamo: a quanto pare secondo le ipotesi accreditate anche dal Dipartimento di Giustizia americano, i due grandi potenti della tecnologia (Apple e Google) hanno silenziosamente stretto un patto di non belligeranza, in particolare per ciò che riguarda le assunzioni e le collaborazioni professionali in genere.

L’affare viene definito in gergo tecnico No-Poaching. Peccato che per gli Stati Uniti un’operazione del genere si collochi in antitesi con la legislazione Antitrust, in tutte le sue evoluzioni cronologiche. Le accuse partono in particolare dalla Corte di giustizia di San Jose; proprio in questa sede le due società hanno avanzato una richiesta di archiviazione ma il collegio giudicante ha ritenuto fondate le accuse ipotizzate a carico di Apple e Google e, quindi, non ha acconsentito all’archiviazione stessa.
Certo, dimostrare un’accusa del genere non è cosa facile ed è molto probabile che Apple e Google continuino a dormire sonni tranquilli. Eppure, qualcosa si muove e non è detta l’ultima parola.
L’accordo ipotizzato, in ogni caso, tende a dimostrare che le due aziende trovino degli accordi atti a limitare assunzioni, stipendi ed anche mobilità interna ed esterna del personale. Che dire, non bisogna mai vivere sulle nuvole: i fatti spesso superano l’immaginazione, ma in questo caso non occorre poi una grande immaginazione per un’ipotesi del genere.
Noi, del resto, in Italia siamo abituati ad assistere ai gruppi aziendali che, accordandosi fra di loro, fanno cartello. Ogni mondo è paese, forse.

 

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