Apple: solo trentunesima nella classifica dei brevetti

FloridaPatentAttorney

Nella guerra dei brevetti, a giudicare da quello che si legge in giro, sembrerebbe che Apple abbia brevettato di tutto e anche qualche cosa in più. Salvo poi a scoprire che, nella classifica del numero di brevetti delle aziende dell’area “Mobile”, è naviga nelle ultime posizioni della classifica e, per usare un termine da Formula Uno, è stata abbondantemente doppiata dai primi. Il primo posto, infatti, è proprio dell’acerrimo nemico Samsung, il colosso sudcoreano, seguito “a ruota” da Nokia. A contendersi il gradino più basso del podio Alcatel e IBM. Per trovare altri nomi famosi della telefonia mobile bisogna scendere al sesto posto di Microsoft, seguita da Sony e Motorola. Come da titolo solo trentunesima Apple che pure ha brevettato il nome App Store, gli arredamenti dei negozi e altre amenità del genere.

Ma cerchiamo di chiarire come funziona la legislazione a protezione delle invenzioni negli Stati Uniti, e soprattutto cosa significano espressioni come “Patent” e “Patent Pending”. Secondo le norme dell’ufficio brevetti americano, “United States Patent and Trademark Office”, chi costruisce o mette in vendita un articolo sottoposto a brevetto deve marcare l’articolo con la scritta “Patent” e il numero del brevetto. In mancanza dell’indicazione del brevetto chi lo viola non è soggetto ad alcuna pena almeno fino a che non gli è notificata l’infrazione. Solo dopo la notifica, se continua a copiare, può essere citato in tribunale. Il termine “Patent Pending” o “Patent Applied For” non ha nessun valore legale ma indica esclusivamente che per quel prodotto è stata depositata una richiesta di brevetto. In questo caso non è prevista nessuna tutela dell’invenzione. Indurre in errore i consumatori e la concorrenza utilizzando i termini in nodo illegale è punito con una multa da 500 dollari per ogni singolo pezzo venduto. Quindi le ferree regole Statunitensi mettono al riparo i consumatori e gli inventori e puniscono severamente i “furbetti”. E in fondo è anche giusto così giacché ogni singola invenzione comporta spese per la ricerca e lo sviluppo e mette in gioco le sorti dell’intera azienda.