Cina: Apple si è accorta che qualcosa non va alla Foxconn

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Sono mesi che, con costanza, ci occupiamo di monitorare le condizioni di vita degli operai nelle fabbriche cinesi che producono i componenti dei dispositivi a marchio Mela. Anche la Apple, infatti, senza la mano d’opera cinese non sarebbe arrivata lì dov’è.
L’ultimo anno, come tutti sanno, è stato devastante: solo presso la Foxconn ci sono state più di 15 morti per suicidio. Ora, anche alla luce di queste tragedie, pare che proprio la Apple si stia decidendo ad adottare nuove politiche nella gestione dei rapporti con i propri fornitori.
Del resto, negli ultimi tempi proprio gli operai cinesi stanno iniziando con forza ad alzare la testa e a chiedere stipendi e condizioni di vita più dignitose. La sensazione è che la corda, fin’ora tirata all’inverosimile, si stia per spezzare inesorabilmente.
A quanto pare, l’azienda di Cupertino sta per stringere un accordo con la Fair Labor Association, organizzazione tesa ad analizzare i luoghi di lavoro così da verificarne le condizioni di vita degli operai e la qualità dei macchinari. La Apple si fornisce da oltre 150 aziende in Cina e, finalmente, sembra essersi accorta delle innumerevoli violazioni dei diritti umani che si consumavano al loro interno.
Come se Cupertino non sapesse che a lavorare per oltre dieci ore erano anche donne in gravidanza e bambini al di sotto dei dieci anni, oggi la stessa Apple tuona per ripristinare il rispetto del lavoro. Certo, risulta davvero difficile credere che nessuno ne sapesse nulla, che la grande Mela fosse convinta che all’interno di quelle fabbriche fossero tutte rose e fiori: forse gli operai che si buttavano giù dal terzo piano lo facevano per noia?