Copia Privata: Apple sotto accusa

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Negli ultimi giorni abbiamo letto molti spunti di riflessione relativi alla cosiddetta Copia Privata ed al ruolo, simbolico, che ha assunto Apple come capro espiatorio di tutti quegli artisti et similia che, a causa della diffusione di smartphone e tablet, vedono sempre più lesa la loro professionalità ed il loro estro creativo.

Cominciamo con il chiarire cos’è la Copia Privata: secondo Wikipedia parliamo di <<una fattispecie prevista dall’ordinamento, e per la quale è previsto il pagamento di un contributo cosiddetto equo compenso. La copia non deve essere superiore al 15% per opere cartacee, e per “fonogrammi e videogrammi” solo se questa è effettuata da una persona fisica, per uso esclusivamente personale (senza scopo di lucro o fini commerciali) e attraverso l’utilizzo di dispositivi e supporto per i quali sia già stato pagato il compenso per copia privata>>.

Cosa c’entra la Apple? Ebbene, è lapalissiano che, riproducendo opere musicali e non tramite iPhone oppure iPad, gli utenti utilizzano un’opera senza pagare l’equo compenso agli autori (in Italia tramite la SIAEE).

Tempo fa in Italia e non solo si è ipotizzato di introdurre una nuova tassa da far pagare ai possessori di smartphone per andare a compensare le perdite subite dagli autori proprio a causa della violazione della fattispecie normativa relativa alla Copia Privata.

Ad oggi non ci sono novità in materia ma il salatissimo bonus di entrata pagato dalla Apple ad Angela Ahrendts (68 milioni di dollari in Golden Hello) ha fatto infuriare tutti coloro i quali avrebbero voluto che l’azienda di Cupertino investisse somme così ingenti per tutelare tutte le categorie che le sue innovazioni hanno penalizzato.

Un’utopia? Purtroppo almeno per il momento pare proprio di si…

 

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