Gabriel Garcia Marquez: un semplice addio

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E’ morto Gabriel Garcia Marquez: ieri, nell’ospedale di Città Del Messico, uno dei più grandi scrittori del ‘900 si è spento dopo una lunga malattia che, sfociata in polmonite, lo aveva costretto al ricovero già dallo scorso 3 aprile. Cent’anni di solitudine, L’amore ai tempi del colera… questi e tanti altri i titoli che hanno fatto dello scrittore sudamericano uno dei Premi Nobel per la letteratura maggiormente capaci di lasciare il segno nei ricordi dei lettori.

Gabriel Garcia Marquez lascia, dunque, un ricordo indelebile negli occhi di chiunque ha incontrato le sue parole; un ricordo che, purtroppo, in queste ultime ore è oltremodo spettacolarizzato dall’enfasi che attorno a un evento del genere produce il mondo social ed il mondo dei media tradizionali.

Tante, infatti, le pubblicazioni, i post ed i tweet pubblicati in lungo ed in largo per ricordare lo scrittore scomparso ad 87 anni.

Tanti i suoi libri che le più grandi librerie d’Italia hanno tirato fuori e messo negli scaffali più in vista durante la notte… una spettacolarizzazione, dunque, che probabilmente Gabriel Garcia Marquez (come Ernesto Guevara e Pablo Neruda) non meritava nel suo esternarsi più cinico.  Un ricordo che, al tempo stesso, vive forte e sereno negli occhi di chi gli ha voluto bene.

Migliaia potrebbero essere i passi adatti a ricordare la penna di Gabriel Garcia Marquez. Lo facciamo così, con estremo rispetto: <<L’adolescenza gli aveva tolto la dolcezza dalla voce e lo aveva reso silenzioso e definitivamente solitario, ma in cambio gli aveva restituito l’espressione intensa che aveva nello sguardo quando era nato>>.

 

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