JOBS: un film che parla solo agli appassionati

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E’ una sola la certezza dopo aver visto JOBS: il film è bello e coinvolgente soltanto agli occhi di chi già conosce la storia personale ed imprenditoriale del guru della Apple. Atteso per mesi in Italia, il film dedicato allo scomparso Steve è una pellicola che si concentra molto sull’emotività del personaggio ma che ruba moltissimo alla storia della Apple.

Se in una sequenza chiusi nel garage di Palo Alto ci sono Steve e Woz, un attimo dopo l’accordo è fatto con Markkula per l’Apple II e l’azienda si trova a presentare il suo gioiellino in fiera. Un attimo dopo ancora Steve viene cacciato via dal progetto Lisa ed in poche battute il Macintosch è realtà.

Ma qual è la potenza innovatrice del Mac? Qual è la differenza rispetto ai computer dell’epoca? Cosa produceva l’IBM, cosa ne è dell’appena accennato plagio di Bill Gates ai danni del sistema operativo del Mac?

Queste domande insieme a tante altre che avrebbero potuto chiarire molte dinamiche agli occhi dello spettatore,restano inevase nel film JOBS il quale, invece, si concentra sui pensieri spesso introspettivi del guru della Apple. E’ un attimo, ad esempio, e lo spettatore si trova ad ascoltare che l’Apple, sull’orlo del fallimento dopo aver cacciato Steve Jobs dal Cda, lo richiama all’ovile e acquista il software Next.

Ma cos’è, questa Next e cosa rappresenta per le aziende? Cosa è successo dal 1985 al 1996? Nessuna risposta. Una volta tornato a casa, Steve assume il ruolo delle attività in maniera netta e decisa ma non c’è nessun cenno vero e proprio al gioco delle azioni in Borsa ed a tutto ciò che accade dopo l’iMac.

Insomma… uscendo dalla sala gli spettatori si dividono fra quelli che, conoscendo le cose, si sono goduti l’animo di JOBS, e quelli che invece non hanno capito granché di quale sia stata la vera storia di Steve Jobs.

 

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