Le migliori frasi di Steve Jobs

Le migliori frasi di Steve Jobs

Cosa ci rimane di Steve Jobs? A parte il ricordo. Ci rimangono le sue invenzioni, dei computer estremamente efficienti e una serie di oggetti che hanno modificato il mondo nel loro settore di appartenenza. L’iPod è divenuto il punto di riferimento di tutti i lettori Mp3 e multimediali, mentre l’iPhone è stato visto da tutti come il termine di paragone con il quale tutti i produttori, anche i più famosi, devono confrontarsi. Non sarebbe però bastato questo a rendere Jobs il personaggio che è stato, che è e che sempre sarà. A volte matto, a volte sognatore, Steve Jobs era la personificazione dell’appassionato di computer che è riuscito a sfondare nel settore che amava. Lui adorava i suoi computer e lavorava per farcelo capire, per trasmetterci il suo entusiasmo. All’Università di Sanford nel 2005 Steve tenne un discorso che rimase nella storia per questa semplice frase: “Stay hungry, stay foolish”. Rimanete affamati, rimanete folli. Perché tutti i grandi sognatori hanno bisogno di un pizzico di lucida follia. Per questo molti lo definivano “visionario”, perché era capace di vedere il futuro come pochi altri al mondo sapevano. «Stiamo scommettendo sulla nostra visione – disse nel 1984 – Preferiamo fare questo, piuttosto che creare dei prodotti che ci facciano dire “Anch’io ce l’ho!”. Lasciamo che altre compagnie facciano così. Per noi è sempre questione di lavorare sul prossimo sogno.»

Ne ha avuti tantissimi di sogni. Voleva portare i computer in casa di tutti e l’ha fatto. Voleva che la musica ci seguisse ovunque e c’è riuscito. Voleva cambiare il mondo dell’industria musicale e allora ha creato l’iTunes Store. Ha pensato che la massima espressione della comunicazione fossero i telefoni e allora ci ha dato l’iPhone. Non ha mai dubitato delle sue capacità e del suo ingegno, forse peccando di superbia a volte. «Se, per qualche ragione, dovessimo fare un grosso errore e la IBM vincesse – disse nel 1987 quando stava iniziando la sfida tra Apple e i computer IBM con Microsoft DOS – la mia opinione personale è che staremmo per entrare in un’era buia per i computer che durerebbe almeno vent’anni.» Un giorno disse a John Sculley, CEO di Pepsi, cercando di convincerlo ad entrare in Apple: «Vuoi continuare per tutta la vita a vendere acqua zuccherata o vuoi una possibilità di cambiare il mondo?»

Non sono sempre state rose e fiori. Dal 1986 al 1997 Steve Jobs non fu più leader di Apple. Le leggi dell’economia sono devastanti e portarono il cda della sua stessa società ad allontanarlo senza ripensamenti. «Mi sento come se qualcuno mi avesse dato un pugno nello stomaco e mi avesse fatto uscire tutta l’aria dai polmoni – disse in seguito al licenziamento – Ho solo 30 anni e voglio avere la possibilità di continuare a creare cose. So di avere ancora almeno un grande computer in me, ma Apple non mi darà la possibilità di crearlo.» La società, invece, gliela diede, quando alla fine degli anni ’90 sembrava che per l’azienda di Cupertino non ci fosse più speranza. Steve tirò fuori non un solo grande computer, ma tanti. Dall’iMac al MacBook Air, passando per l’iPhone, l’iPod e la sua ultima grande creazione, l’iPad, che ha creato quasi da solo un nuovo filone di mercato, quello dei tablet.

Una grinta e una forza fuori dal comune, la volontà di cambiare tutto e di non fossilizzarsi sugli standard. Pensate agli ultimi computer usciti: volete il lettore CD? Steve vi garantisce che è inutile e per non indurvi in tentazione, tutto finisce su una chiavetta e MacBook Air e Mac Mini finiscono senza lettore. Sarà questo il futuro? Avrà avuto ragione a rompere gli schemi? Presto per dirlo, ma lui ne era sicuramente contento. «È molto più divertente essere un pirata che entrare in Marina,» disse.

Ci piacerebbe poter sentirlo dire ancora una volta che «le voci sulla mia morte sono una grande esagerazione,» come disse nel 2008 citando Mark Twain. Questa volta, però, non accadrà. Per questo vogliamo lasciarlo con un’ultima frase. «L’unico modo di fare un buon lavoro è amare ciò che fai. Se non ci sei ancora riuscito, allora continua a cercare. Non fermarti. Come tutto ciò che concerne il cuore, saprai di averlo trovato solo quando l’avrai.» Lui il cuore ce l’ha messo, in tutto ciò che faceva. E ora speriamo in cuor nostro che abbia finalmente esaudito il suo più grande desiderio. «Scambierei tutta la mia tecnologia per un pomeriggio con Socrate.» Scommettiamo che anche il grande filosofo greco non vede l’ora di conoscerlo.