Una delle caratteristiche che più vengono sottolineate da Apple sui suoi prodotti, caratteristiche informatiche a parte, è il fatto di essere a basso impatto ambientale. Se provate ad andare sul sito ufficiale della casa, per ogni prodotto troverete i dati che lo certificano come a basso contenuto di sostanze nocive e a basso consumo energetico. L’associazione ambientalista Greenpeace, però, sembra non essere assolutamente d’accordo con la casa di Cupertino, anche se il dito dell’associazione non è rivolta verso i prodotti Apple, bensì alle sue banche dati.
In altre parole stiamo parlando dei server Apple, di MobileMe, del futuro iCloud e di tutti i servizi che l’azienda offre oppure utilizza per le sue strutture. Secondo quanto riportato dalla classifica “Quanto sono sporchi i tuoi dati” stilata da Greenpeace, Apple utilizza dei centri dati veramente sporchi, che utilizzano grandi quantità di carbone altamente inquinante. Tutto il contrario dei diretti rivali di Yahoo, Google e Facebook, che invece occupano le prime tre posizioni come aziende più pulite.
In base ai dati di Greenpeace, i centri dati di Apple dipendono dal carbone per il 54,5%, quelli di Facebook per il 53,2% (ma non era una delle aziende pulite?), quelli dell’IBM per il 51,6%, HP per il 49,4% e Twitter per il 45,2%. Secondo Gary Cook, portavoce della società ecologista, questa ricerca è stata fatta in quanto i consumatori avrebbero diritto di sapere che, citiamo letteralmente, «quando scaricano un video o cambiano il loro status su Facebook non stanno contribuendo al surriscaldamento globale o a future Fukushima.»
Considerando quanta importanza Apple attribuisce all’ecologia dei suoi prodotti, sponsorizzando ricerche per scoprire nuovi materiali informatici sempre più ecocompatibili, ci aspettiamo una reazione da un momento all’altro.

































