Sfruttamento del lavoro minorile: Apple sotto accusa

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Arriva l’ennesimo duro colpo per l’immagine della Apple: ancora una volta ci ha pensato il Wall Street Journal a fare scalpore con un approfondimento sulle condizioni di lavoro degli operai cinesi all’interno degli stabilimenti riconducibili ai partner della Apple stessa.

A quanto pare il China Labor Watch – con sede a New York – ha denunciato ben 80 violazioni riferibili al codice del lavoro. In particolare ci si concentra sullo sfruttamento del lavoro minorile all’interno degli stabilimenti della Pegatron con sede a Taiwan. Proprio quest’ultima, infatti, starebbe lavorando allo sviluppo dell’iPhone Low-Cost e l’aumento della produzione avrebbe ulteriormente peggiorato le condizioni di lavoro.

Pare che i partner della Apple costringano i dipendenti ad attese lunghissime anche solo per entrare in fabbrica, a cui si accompagnano docce fredde e dormitori indecenti. Sebbene la Apple abbia formalmente richiesto di non effettuare turni che superino le 60 ore settimanali, pare che la Pegatron vada ben oltre chiedendo agli operai turni di 11 ore con una paga di 1,50 dollari all’ora. Con queste basi lo stipendio mensile ammonterebbe a 268 dollari al mese, ovvero molto meno della metà di un salario medio mensile che in Cina ruota attorno alla cifra di 700 dollari.

Anche in questo caso l’accusa principale è principalmente una: possibile che la Apple non ne sappia nulla? Difficile a credersi, anche considerando il ruolo predominante che proprio l’azienda di Cupertino svolge nell’economia di aziende come la Pegatron.

Una bella gatta da pelare, l’ennesima per l’azienda a marchio Mela la quale, di fatto, è stata ancora una volta avvolta dalle ombre, proprio mentre tutto era pronto per il lancio dei nuovi device.

 

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